Pubblicato da: giulianolapostata | 23 aprile 2010

“Adventureland” (G. Mottola, USA, 2009)

Saranno passati sì e no vent’anni tra gli adolescenti di American Graffiti (1973, il poeticissimo capolavoro di G. Lucas) e quelli di Adventureland, eppure sembra un altro mondo. Quelli, appena usciti dalla loro età, ancora sulla soglia del mondo adulto, avevano – o per lo meno credevano di avere, il che in fondo è lo stesso – davanti a sé un futuro colmo di promesse e di sogni, magici e rutilanti, e – ed è questo che conta – tutti realizzabili. Questi, degli anni Ottanta, tanto per cominciare dall’adolescenza non sanno nemmeno come provare ad uscire. Ci sono imprigionati dentro da una crisi che spegne prima di tutto, appunto, i loro sogni, che già si rendono conto di non poter mai realizzare. Un “lavoretto di merda” è tutto quello che possono sperare, e aver studiato Shakespeare o il Rinascimento non è che serva a molto. Né li possono aiutare i loro genitori. Anche qui il confronto è interessante. Quelli di Lucas erano orgogliosi dei loro figli: li spedivano nel mondo sicuri dei successi che avrebbero ottenuto, delle montagne che avrebbero scalato. Questi di Mottola sono stupidi e meschini, ‘vecchi’ e morti dentro, e coprono la loro miseria con qualche bicchierino di troppo bevuto di nascosto, o inventandosi una formale ed inconsistente rispettabilità. Non possono offrire nulla ai figli, neppure economicamente – anche loro stanno cercando di sopravvivere al reaganismo – ed anzi questi ultimi appaiono loro come dei fastidiosi parassiti, ai quali mettere in conto l’affitto e le spese della macchina. Così accade a James (Jesse Eisenberg, delicato e sensibile), che dopo il diploma avrebbe dovuto partire in viaggio premio per l’Europa, e che invece vede svanire i soldi a causa del declassamento aziendale del padre. Così è per Em, figlia di un padre inesistente e di una matrigna che è una grottesca maschera piccoloborghese. Entrambi si ‘arruolano’ nel personale di Adventureland, uno sfigatissimo luna park estivo. Per racimolare qualche soldo, certo, ma anche per fuggire il più possibile da quella malinconia dell’anima. Ognuno poi ha la sua storia. James è goffo e insicuro. È ‘vergine’, ragion per cui tutti lo sfottono allegramente, ma è ancora convinto che una botta e via non sia quel che lui cerca. Em – una bella ma soprattutto bravissima ed intensa Kristen Stewart: altro che vampiri! – cerca di seppellire la morte che ha nel cuore facendo sesso con Connel (Ryan Reynolds, veramente bravo), un uomo sposato molto più vecchio di lei. Anche tutti i loro giovani colleghi sono variamente alla ricerca di se stessi, come, per esempio, Joel (uno strepitoso e ‘sotto le righe’ Martin Starr), simpaticissima satira dello stereotipo dell’intellettuale ebreo sfigato e depresso. Mentre ad Adventureland trascorre una spenta estate, i ragazzi, nonostante tutto, maturano, scoprono valori semplici ma essenziali – amicizia, dignità, rispetto (“Antisemita di merda!”) – crescono interiormente. James ed Em s’innamorano, ma entrambi capiscono che la scopata selvaggia non serve, e che bisogna crescere dentro, eventualmente anche soffrendo, perché anche il sesso abbia un senso. Quando l’estate finisce e il parco chiude, ognuno è pronto per il mondo, portando con sé quel po’ di saggezza e di maturità che è riuscito ad acquisire. Non è molto, ma è già qualcosa. Anzi, tutto sommato, guardando la realtà di fuori, è moltissimo. Mottola racconta la sua ‘piccola città’ con affetto, simpatia e discrezione, senza mai esagerare, senza nemmeno scivolare neppure per un istante nella commediola adolescenziale sporcaccioncella. Ottimo film , intelligente e delicato: tutte cose che, per esempio, in Avatar non troverete.

19/1/10

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