… ma ho scritto un libro, e mi sembra naturale parlarvene, perché è una parte fondamentale della mia vita. Non ve ne dirò male, perché sarebbe suicida, ma non ve ne dirò nemmeno bene, perché sarebbe un’inaccettabile presunzione. Semplicemente ve lo presento, e ve lo affido. Spero che a voi dia almeno un po’ della gioia che ha dato a me scrivendolo. Basterà questo, perché non abbiate sprecato il vostro tempo, e il vostro denaro. Quella che trovate qui sotto è la scheda di presentazione voluta dal mio Editore . Io posso aggiungere solo che è una gran brava persona: secondo me, potete fidarvi … E scusatemi ancora: davvero non l’ho fatto apposta, mi scappava, ho dovuto proprio … Buona lettura a tutti!
“Ti voglio bene maestro!”
Giuliano Corà, nato a Vicenza nel 1950, Insegnante e traduttore
Angelo Colla Editore, Vicenza
http://www.angelocollaeditore.it/libri-colla-editore-dett.php?id_lib=126
Formato 14 x 21 cm, 112 pagine, ISBN 978-88-89527-70-2, Euro 9,90
In libreria dal 13 ottobre 2011
Un libro sui bambini che parla agli adulti
Storie vere di vita alle Scuole elementari, ricche di humour e tenerezza
L’esperienza di un insegnante che offre uno spaccato della scuola italiana di oggi
«Nessuno dice ‘ti voglio bene’ come lo dice un
bambino. Nessun ‘grande’, come li chiamano
loro: di sicuro. Un bambino è diverso, è un’altra
cosa. Un bambino ti vuol bene, e basta. Un bambino
non ti chiede niente in cambio».
Parte da qui il racconto di Giuliano Corà, maestro
elementare per missione e non per lavoro,
perché «nessuno, per lavoro, potrebbe sopportare
tutti i giorni la presenza di venti o venticinque
affarini urlanti che ti tormentano continuamente
coi bisogni più assurdi».
L’Autore ci consegna in 18 brevi e gustosissimi
capitoli un distillato della sua lunga esperienza sul
campo con i bambini, offrendoci nel contempo
uno spaccato della società italiana di ieri e di
oggi vista dal punto di vista privilegiato della
scuola, luogo per eccellenza dove il passato (i
genitori e gli insegnanti) e il futuro (i bambini) si
incontrano, e spesso si scontrano.
È il racconto della vita quotidiana in una scuola
elementare, di un mondo fatto di cose e situazioni
all’apparenza minute ma che in realtà sono
grandi per i piccoli protagonisti che le vivono e
per il loro maestro, fattosi a sua volta piccolo per
«innalzarsi al livello dei bambini».
Si leggono d’un fiato queste storie commoventi,
divertenti, a volte velate di tristezza ma sempre
ricche di speranza: c’è Lucy, ghanese, di cui si
racconta dormisse per strada con la madre, appena
arrivata in Italia; c’è Paola, ‘patologicamente’
allegra, che è contenta anche quando la si
rimprovera; e poi Slobodan, educato dal padre al
rispetto di Dio e del maestro e Lidia, bimba cinese
dalla memoria di ferro, pronta in ogni occasione
a cogliere in castagna il povero insegnante.
Storie che si rincorrono e intersecano offrendoci
con un sorriso il quadro della realtà scolastica
italiana e dei suoi problemi legati alla burocrazia,
all’integrazione culturale e linguistica, alla
cronica carenza di fondi, al nostro essere genitori
ed educatori.
“Primo incontro”
Il nostro primo ‘incontro’, a classe Prima appena
iniziata, è stato piuttosto critico. «Maestro, mi
sento un po’ bagnata…» «Sì?» (certe volte non
sembro molto sveglio…). «Devo essermela fatta
addosso… ma un pochino solo». «Ah…» (comincio
a sudare). «Cosa possiamo fare, tesoro?
Vuoi che chiediamo a qualche compagna se ha un
cambio da prestarti?» «Oh, ma io ce l’ho un cambio!
» (sudo ancora di più. La mia collega è a lezione
frontale in un’altra classe, le bidelle sono
evaporate subito dopo la campanella, io non posso
lasciare gli altri ventidue tesorini per andare a
cercare aiuto. ‘Aiuto!’). «Senti (balbetto e sudo),
non ti preoccupare, ora mando Giovanna a cercare
una bidella e poi lei ti accompagna a cambiarti,
stai tranquilla, sai?» «Ma io so cambiarmi
da sola, maestro!» mi dice il tesorino, sorridendo
affettuosamente: ma ha quasi l’aria di pensare che
questo maestro è davvero un po’ perso. «Posso
andare?» Parte col suo sacchettino, torna dopo
cinque minuti, mette via tutto nello zaino, si risiede
tranquilla, riprende a guardarmi con quello
sguardo sereno e tranquillo, in cui non posso fare
a meno di continuare a vedere una leggera luce di
benevolo compatimento.
“Situazione di casino medio“
«Se non stai zitto ti tiro fuori la lingua e ci faccio
un nodo»; «Se non la smetti di girarti ti incollo il
sedere alla sedia con l’Attack»; «Se non stai attento
ti svito la testa e te la riavvito all’incontrario
». Paiono deliziati dalla prospettiva. Più la
tortura è atroce, più ne sono entusiasti, e quando,
alla minaccia «Se non la smetti ti mordo le orecchie
», tu vedi venti mani alzate che urlano: «Sì!
Sì! Mordi le mie!» allora capisci che è ora di inventare
una tortura nuova.
“Esaù e gli Ovetti Kinder”
Esaù, come sappiamo, la primogenitura se la vendette per un piatto
di lenticchie (che comunque non sono affatto da
buttar via. Ripassate in padella con olio, pomodoro,
rosmarino, sale e pepe q.b. sono una delizia.
Ve lo dice un goloso militante. Io Esaù l’ho
sempre capito). Quanto a me, penso che mi accontenterei
anche di meno: per esempio, una
confezione di Ovetti Kinder.
Ebbene sì, lo devo dire, a rischio di disperdere
quel poco di stima che la gente ha di me. Del resto,
a scuola lo sanno tutti, e ormai non si tratta
più di semplici scambi (‘semplici’ si fa per dire:
«Se mi dai quella sorpresina, domani ti porto due
ovetti, e ti lascio anche la cioccolata». «No, ne voglio
tre!». «Piccolo #!@£ … Va bene, domani te
li porto»), ma di una vera e propria rete mafiosa.
Loro sanno quello che piace a me, io so quello che
piace a loro. Ciascuno dei due cerca di incastrare
il contendente con una proposta ‘che non può rifiutare’.
I mercanteggiamenti avvengono ovunque.
Naturalmente la sede privilegiata è il cortile,
durante la ricreazione. Ci guardiamo intorno sospettosi
(ci può sempre essere qualche concorrente,
magari dei grandi di Quinta, più scafato,
che ti rovina il mercato con offerte assolutamente
esorbitanti), poi tiriamo fuori di tasca i nostri tesori
e cominciamo a contrattare.

favoloso, Giuliano, non vedo l’ora di leggerti!!!
Da: stefania su 20 ottobre 2011
alle 22:37