Pubblicato da: giulianolapostata | 27 aprile 2013

IL FASCISMO E’ OGGI

Il fascismo è oggi. Oggi che ci si è rifiutati di eleggere alla Presidenza della Repubblica un uomo pulito e onesto come Stefano Rodotà: forse perché – come si è chiesto Gino Strada – “è troppo onesto”? Oggi che al suo posto è stato rieletto un Presidente che della crisi che ci uccide e dei suoi attori principali è stato in questo settennato fanatico sostenitore. Oggi che questo Presidente, nel suo discorso alle Camere, ha fatto l’esaltazione più sfrenata e impudica dell’Inciucio elevato a norma civica. Oggi che quella che, spudoratamente, osa ancora chiamarsi ‘Sinistra’, ha fatto un governo con la destra piduista. Oggi che abbiamo un Presidente del Consiglio forse massone, uomo di Bilderberg e Trilateral. Oggi che la democrazia è morta, sepolta dalle macerie della Repubblica presidenziale. Oggi che, invece di scegliere una velocissima riforma elettorale e poi il voto, si è voluto imporre ancora una volta al Paese un governo di banche e di affamatori. Oggi che sul Pianeta Parlamento si continua a cianciare di fantascienza, mentre nelle case la gente senza lavoro e senza speranza piange e muore.

Buffoni.

Massimo responsabile di questa discesa nell’abisso è il PD, che ormai non ha più nulla da nascondere. Ha tradito e tagliato qualsiasi sua radice storica e ideale, si è dichiarato per quel che è realmente: strumento della rapina, alleato di ferro del potere finanziario, elemento indispensabile di quel liberismo criminale e assassino che sta affamando i poveri del mondo per aumentare senza misura le ricchezze dei potenti.

Mi verrebbe da dire ‘vergogna’, se fossero ancora in grado di vergognarsi di qualcosa, ma quello della dignità è un confine che hanno scavalcato da tempo; le pseudo rivolte dei giovani PD di questi giorni sono grottesche rappresentazioni di chi, in realtà, sta studiando da leader: evidentemente tra le materie di studio c’è anche l’indignazione.

Tra i neoministri di questo governo brilla il nome di Maria Chiara Carrozza al Ministero della Pubblica Istruzione: l’ennesimo ‘alieno’ lontano anni luce dalla Scuola ‘vera’. Carrozza sarà brava a fabbricar robottini, ma non so quante conoscenze approfondite abbia di didattica o di pedagogia. In compenso, temo si preannuncino vacche grasse per i fabbricanti di LIM e tablet, i nuovi ed inutili miti tecnologici della Scuola italiana, mentre molto probabilmente il Tempo Pieno rimarrà un bel sogno.

Ci è stata risparmiata l’ignominia di rivedere su quella sedia Beata Ignoranza, ma forse solo per evitare che si facesse troppo chiasso attorno ai loro intrallazzi. Del resto, l’istruzione non è certo mai stata una priorità per la politica italiana. L’istruzione è un pericolo: meno un popolo è istruito, più è rincoglionito dal calcio e dalla tv, meglio lo si governa, anzi lo si domina.

Da sessant’anni e più sogniamo un ‘umanista’ su quella poltrona, dalla morte di Giovanni Gentile, che sia pure facendo la doverosa tara sui contenuti fascisti della sua riforma, forse è stato uno dei migliori Ministri della Pubblica Istruzione che l’Italia abbia mai avuto: un ‘umanista’, appunto, un filosofo che ha fatto ‘cultura’.

Comunque, per quel che mi riguarda, basta: avete vinto, tutti quanti, Destra e Sinistra, ci siete riusciti, finalmente. Io me ne vado. Non voterò mai più: nemmeno per tracciare sulla scheda la A di Anarchia. Basta, mi fate ribrezzo, ho vergogna di voi, ho vergogna – per l’ennesima volta – di essere italiano.

Da molti anni ormai sono uscito da qualsiasi organizzazione politica della Sinistra, quelle che, con feroce umorismo, un caro amico ha battezzato “Club di Fantascienza”. Ho deciso ora che chiederò la tessera dell’unica organizzazione veramente antifascista che ormai esista in Italia: l’ANPI. Perché solo una nuova Resistenza può spazzarli via tutti. Lo devo a mio padre, povero soldatino che dopo l’8 settembre dovette cercare dei vestiti usati per travestirsi e tornare a casa. Lo devo a mia madre, che dopo la guerra per gli stenti si ammalò di tubercolosi. Lo devo a mio zio partigiano. Lo devo a me stesso, per quel poco di amor patrio che mi rimane.

La settimana scorsa, di fronte alla gente che protestava rabbiosa contro la mancata elezione di Rodotà, Anna Finocchiaro, con la sprezzante arroganza di marca dalemiana che la contraddistingue, commentò: “Cosa vogliono quei signori?”. Questo vorremmo, ‘compagna’ Finocchiaro: dignità, giustizia, democrazia, rispetto. Mi rendo conto che lei non ci capisca: non sarà certo nel Suo partito che li troveremo.

Ho un lavoro, quello di insegnante, che considero il più nobile del mondo. Continuerò a farlo con quella serietà ed onestà con cui spero di averlo esercitato in tutti questi anni. Continuerò anche adesso e nonostante tutto, come ho sempre fatto, ad insegnare ai miei alunni il rispetto più profondo per le Istituzioni e per la Repubblica nata dalla Resistenza, ad instillare in loro l’amore per la res publica, la cosa di tutti.

Considererei un peccato non perdonabile, da legarsi al collo una pietra da mulino, se trasmettessi loro la mia amarezza e la mia disperazione civile. Ma che gli Dei li aiutino, quando saranno grandi.

Quanto a me, sono troppo vecchio per sopportare queste sconcezze. Addio, da un cittadino italiano.

Pubblicato da: giulianolapostata | 19 aprile 2013

Una bellissima poesia d’amore

Questa poesia è stata scritta nel 2011 da Jùlia Sigmond, una poetessa ungherese residente in Transilvania, mia amica. L’originale è stato scritto in Esperanto, la Lingua Internazionale. Prima è stata tradotta in Italiano da Sen Rodin, suo marito, poi vari altri esperantisti da tutto il mondo glie ne hanno regalato una traduzione nella loro lingua. “Dialogo” esce dunque oggi in un raffinato volumetto con eleganti illustrazioni, contenente appunto l’originale e tutte le differenti versioni in cinquantadue lingue etniche.

Per me, è una delle più belle poesie d’amore che io abbia mai letto.

Chi volesse procurarsi il volume, al costo di € 6.00, può scrivere direttamente a Jùlia ad uno di questi due indirizzi:

jjjusi@gmail.com

senrodin.eo@neomedia.it

*   *   *

Dialogo

-       E se abbiamo già raccontato tutto, di cosa parleremo?

     – Ci sarà sempre qualcosa di cui parlare.

-       E se non ci sarà più niente?

     – Allora taceremo.

-       E allora non ci ameremo più?

     – Allora ci ameremo ancor di più.

-       E allora non ci farà soffrire il silenzio?

     – Il silenzio non fa soffrire se ci si ama.

-       E se il silenzio ci farà soffrire?

     – Allora parleremo di nuovo.

-       E di che cosa parleremo?

     - Del perché il silenzio ci fa soffrire.

-       E allora di nuovo ci ameremo?

     – Sempre ci ameremo.

-       E se non sapremo perché il silenzio fa soffrire?

     – Allora canteremo.

-       E se non sapremo le canzoni dell’altro?

     – Allora le insegneremo l’uno all’altro.

-       E se non potremo impararle?

     – Allora ognuno ascolterà quelle dell’altro.

-       E se non potremo più udirle?

     – Allora ci guarderemo in silenzio.

-       E se non potremo più vedere?

     – Allora ci prenderemo per mano.

-       E anche allora saremo felici?

     – Per tutta la vita, perché ci amiamo.

Jùlia Sigmond

Pubblicato da: giulianolapostata | 26 febbraio 2013

Ancora una lettera dopo le Elezioni al mio giovane amico del PD

Caro G.,

                quindici giorni fa ti scrissi, un po’ con rabbia e un po’ con ironia, criticando i programmi elettorali del tuo Segretario, ed affermando che non l’avrei mai votato. Cosa io abbia fatto ieri nel segreto dell’urna, non te lo dirò: prova ad immaginare. “Nella cabina elettorale, Dio ti vede e Stalin no” si diceva tanti anni fa, ai tempi del glorioso (?) P.C.I., da cui purtuttavia voi discendete: Dio, se c’è, mi avrà visto, e chissà che non si sia messo le mani nei capelli anche lui.

Non ti scrivo oggi, il giorno dopo le elezioni, per recriminare, o accusare: sarebbe sterile, più stupido che ingeneroso. Ti scrivo semplicemente per dirti che ho un profondo affetto per te, ed una profonda stima per il tuo impegno civile. Per quanto le ‘visioni del mondo’ ci possano dividere, ci unisce sicuramente la speranza (la fede?) in un ‘mondo migliore’, e in questi anni devo riconoscere che per esso tu ti sei battuto molto più di quanto abbia fatto io dal mio Aventino di vecchio ‘intellettuale’ rancoroso, spendendo in quella battaglia tutta la tua intelligenza e la tua passione, ed anche la tua ironia.

Per questo oggi ti scrivo di nuovo: perché provo rabbia, oggi sì una rabbia profonda, per te e per quello che ti hanno fatto.

Credimi, non ho dormito stanotte, ho avuto un sonno attraversato da piccoli incubi cattivi che non ricordo ma che mi hanno buttato giù dal letto quando ancora era buio. La prima mail che ho letto stamattina me l’ha mandata il padre di due miei ex allievi, con cui da tempo avevo in corso uno scambio di documenti e di idee, che mi scrive: “Il risultato di queste elezioni mi porta a dimettermi, ad autosospendermi da tutto. Ovviamente mi riprenderò, ma per ora non voglio esser nulla: non cittadino, non elettore, non persona (limitata, per carità) che prova a capire. Grazie per le cose che mi hai sin qui fatto avere. Cancella il mio indirizzo: se mai ci sarò di nuovo, te lo farò sapere”.

E tu, G., cosa aspetti a dimetterti? Non dico dal PD: da questo Paese, che non merita te e i giovani come te. Cos’aspetti ad andartene? Sei giovane, intelligente, appassionato: che ci fai qui?

Questo è un Paese fascista, caro G., intimamente fascista. Ama l’Uomo Forte, ma non forte davvero: ama il cialtrone da osteria, adora il ciarlatano parolaio, che bercia di calcio, di femmine e di froci, e poi lo sa Lui cosa bisogna fare, tanto son tutti uguali, e la politica è una cosa sporca.

Questo è un Paese vile e arrogante, forte coi deboli e debole coi forti, come si suol dire. E non sono luoghi comuni: guarda come trattiamo le donne e gli immigrati, e come ci inchiniamo ai potenti.

Questo è un Paese corrotto, nelle istituzioni e nell’anima. La corruzione non è nelle banche, o nei Partiti: è nello Spirito del Tempo. I corrotti non sono delinquenti, o per lo meno ‘cittadini che sbagliano’. No: i corrotti sono Furbi, beati loro, loro sì che hanno capito come si fa, bisogna fare tutti come loro. Sono Modelli etici e civili: altro che lavorare e pagare le tesse. Roba da sfigati. E dal Corrotto al Camorrista il passo è brevissimo, quasi infinitesimale.

Non restare qui, te ne prego. Non c’è speranza, carissimo G., e quest’aria infetta rischia di avvelenare anche te, o di spegnerti, e non so cosa sarebbe peggio.

Prendi la tua Laurea e vattene. Nonostante i difetti che possono avere gli altri Paesi europei, mi sembra che tutti, senza eccezione, siano meglio di noi, tutti abbiano qualcosa da insegnarci, tutti possano salire almeno su un gradino sopra di noi, e farci la morale. Sono convinto che dovunque troverai un’occasione, magari piccola ma concreta, di poter essere te stesso, senza doverti ‘dimettere’ per la disperazione, la rabbia e la vergogna.

Quando sarai lì, mandami una cartolina. Se non sarò morto di fame come un pensionato greco, ti giuro: vengo anch’io.

Con affetto.

Pubblicato da: giulianolapostata | 22 febbraio 2013

Gli amici della Cina, cioè i nemici del Tibet: NON VOTATELI!

Da parecchi mesi avevo cominciato a raccogliere qualche documento sulle sviscerate simpatie dei comunisti italiani nei confronti del Reich cinese, ma quando oggi mi sono finalmente messo a rileggerli per scrivere qualche riga prima delle elezioni, ho scoperto che alcuni dei link che avevo registrato sono stati rimossi. Chissà perché … Forse i compagni, in prossimità del voto, non volevano lasciare troppe tracce di questa loro sudditanza ad un regime nazista, che ha soffocato nel sangue ogni opposizione interna,e che sta portando a termine il genocidio e l’etnocidio del Popolo Tibetano e di quello Uiguro. Ecco per esempio un paio di link missing, che forse qualcuno più bravo di me riuscirà a recuperare:

 http://www.italiaeitalia.com/index.php?option=com_content&view=article&id=1014:esteri-il-codice-di-diritto-romano-in-cina&catid=113:articoli&Itemid=171

http://www.lernesto.it/index.aspx?m=77&f=get_filearticolo&IDArticolo=18551

 Qualcosa comunque è rimasto. In testa a tutti sta il compagno Oliviero Diliberto, che da molti anni collabora col Reich cinese per la revisione del loro nuovo Codice Civile. Quale sia l’opinione del compagno sulla Cina, potete leggerla in questi auguri inviati al macellaio Hu Jintao in occasione del 90° anniversario della fondazione del Partito Comunista Cinese. Il compagno esprime la sua “profonda stima e amicizia” nei confronti dei comunisti cinesi, che hanno fornito a “centinaia di milioni di uomini e donne la possibilità dell’emancipazione socialista” – i nomadi tibetani, massacrati nei corpi e nelle abitudini ancestrali, ne sanno qualcosa – e che stanno costruendo una “società più giusta e prosperosa”. Le donne, in particolare, ringraziano: soprattutto le monache buddhiste violentate dai soldati dell’Armata Rossa coi bastoni elettrici. Nulla dev’essere giunto, alle orecchie dell’insigne giurista, a proposito del devastante modello di sviluppo cinese, che sta avvelenando il territorio nazionale e depredando ogni possibile risorsa del globo. Forse non si può essere informati su tutto; o forse lavorare a Pechino rende bene. Comunque, ecco il link:

http://www.oltre-confine.it/index.php?option=com_content&view=article&id=164:gli-auguri-di-oliviero-diliberto-ai-comunisti-cinesi-e-sudafricani&catid=34:news

In quest’altra interessante intervista, invece, sempre il compagno Diliberto si dichiara “orgoglioso, da studioso ma anche da dirigente comunista” di aver partecipato alla “promulgazione del codice civile del più grande Paese del mondo, che si avvia ad essere la principale potenza planetaria”. Se volete saperne di più su questo osceno culto della potenza cinese, ecco il link:

http://www.pdci-ibarruri.it/cina.htm

Ma naturalmente i favori si rendono, ed ecco Melania Quattrociocchi, collaboratrice di AGI China 24, ricordarci che il Prof. Diliberto “in qualità di Ministro della Giustizia, aveva personalmente provveduto già nel 1999 a dare inizio ai contatti ufficiali col governo cinese”. Ecco il link:

http://www.agichina24.it/repository/categorie/in-primo-piano/cultura/notizie/rapporti-italia-cinabr-/ldquoun-tempo-dei-giuristirdquo

Ma Diliberto non è solo. Anche al compagno Vendola batte in petto il cuore rosso della Rivoluzione Popolare: “Noi lavoriamo per abbattere qualunque muro di pregiudizio: il futuro della Cina è il nostro futuro, così come il nostro futuro è anche il futuro della Cina”. Sul fatto che il futuro della Cina possa diventare anche il nostro, si tratta di uno dei peggiori incubi mai sognati. Quanto ai pregiudizi, in effetti ce la prendiamo troppo: in fondo quei quattro monaci ignoranti finalmente hanno incontrato la civiltà. Ecco il link:

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=497168&IDCategoria=1

Né poteva mancare il compagno Marco Rizzo, che in una sua intervista del 2011 commenta il proprio messaggio di condoglianze inviato al governo della Corea del Nord per la morte di Kim Jong-il, il feroce dittatore pazzo che con la protezione e complicità del Reich cinese, ha ridotto alla fame il suo popolo per dotarsi di armi atomiche. La sudditanza delle argomentazioni di Rizzo è tanto infantile quanto penosa. Ecco il link:

http://www.resistenze.org/sito/os/ip/osipbn23-010227.htm

Ma basta così. Quel che sto elencando è ben poca cosa, e chiunque potrebbe trovare di più, e purtroppo di peggio. Ed io ho la nausea, a parlare di queste cose.

Una sola raccomandazione. Domenica, quando andrete a votare, NON VOTATE QUESTA GENTE, NON VOTATE I LORO AMICI, NON VOTATE LE LISTE LORO COLLEGATE, perché non merita rispetto chi non ha rispetto della tragedia del popolo Tibetano e della sua cultura, non merita rispetto chi gira la testa dall’altra parte per non vedere una delle più grandi infamie del mondo moderno, non merita rispetto chi, a qualsiasi titolo, se ne fa complice.

 

Pubblicato da: giulianolapostata | 13 febbraio 2013

Il rispetto di un anticlericale

Le mie posizioni nei confronti della Chiesa Cattolica e della sua azione nel mondo sono ben note, e non è questa la sede per ricordarle. Tuttavia sull’abdicazione (non ‘dimissioni’, come correttamente ha fatto osservare Le Goff  in questi giorni) del Papa c’è un’importante osservazione da fare, che non ho sentito proporre da nessuno, eccetto che da Massimo Cacciari, intervistato al TG3 la sera della notizia.

In fondo, cos’ha detto il Papa? ‘Sono vecchio, sono malato, non ce la faccio più’. Mi sembra un pronunciamento di grandissimo valore e pregnanza. Pensate. Di questi tempi, la vecchiaia non ha cittadinanza, né visibilità, né rispetto. Da un lato, viene cancellata, nascosta. I vecchi sono rottami inutili, che nascondiamo nelle ‘case di riposo’, lo squallido eufemismo per indicare i moritori in cui li mandiamo a morire, perché non abbiamo il coraggio di accompagnarli alla fine. Dall’altro viene negata, esorcizzata, e vediamo vecchi laidi e corrotti accompagnarsi a minorenni, esibirle come trofei di caccia, vantare la propria virilità da caprone, fiutare ogni femmina che passi loro a tiro. Moda e pubblicità ci invitano ad una gioventù eterna, suggerendo l’orrore dell’invecchiare.

Il Papa ha, invece, ‘rivendicato’ la propria vecchiaia, ha riconosciuto la propria debolezza, ha accettato di subirla. Un gesto di grande umiltà, di grande umanità. Quanti, da una così alta posizione di Potere, avrebbero il coraggio di compierlo?

Se, come uomo di Chiesa, continuo a considerarlo un Nemico, come essere umano, come persona, gli sono fraternamente vicino, e lo rispetto.

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